Stia 2007
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Relazione Stia 2007

Biennale dell´ Arte fabbrile, Stia 30 Agosto-2 Settembre 2007

Il ferro battuto è un settore delle Arti decorative, nonostante i dubbi sollevati dal labile confine tra funzione decorativa e funzione d’ uso. Gli Statuti dell’Arte hanno regolato lo svolgimento della professione per secoli, subito modifiche in relazione ai cambiamenti storici dei vari stati interregionali, presenti in Italia fino all’ unificazione. I manufatti presentano, nel corso dei secoli, particolari architettonici nella struttura e nel sistema di decorazione: monofore, bifore, trifore, colonne, quadrilobi, archi; questi sono destinati al decoro degli spazi liberi degli edifici e ne seguono le linee costruttive ( stipiti ed archi degli ingressi, finestre ). Altri decorano le facciate o l’ interno dell’edificio ( maniglie, porta-panelli, porta-bandiere, campanelle, porta-ceri, alari, tavoli ). Le opere fanno parte della corrente artistica-stilistica e culturale del loro secolo; sono ideate ed eseguite dai fabbri anche su disegno fornito dal committente. Il passaggio da artigiana ad industriale della produzione della materia prima ( inizi 1800 ), l’incremento demografico, la costruzione di nuove abitazioni e le nuove correnti stilistiche-artistiche e culturali aumentano la domanda dei prodotti in ferro in Europa e in Italia con qualche anno di ritardo. Questi manufatti sono integrati da finiture prettamente industriali e da strutture ornamentali in ghisa. La ripresa della produzione fabbrile ha i suoi alti e bassi a secondo del territorio in cui operano gli artigiani; partecipano le botteghe di antica attività e moderne. Il fabbro, tra Ottocento e Novecento, lavora il ferro prodotto dall’industria, già squadrato, pronto al taglio e alla lavorazione; è un forte cambiamento rispetto al passato, perché i predecessori seguivano tutto il processo ( non sono stati recuperati documenti sulla netta separazione tra fonditori di minerali ferrosi e fabbri ), o quantomeno rifinivano il metallo acquistato in barre, masselli, piastre, strutture di fissaggio e attrezzi di lavoro. Il mestiere è in fase di declino lento ed inesorabile; contribuiscono a questo evento: complessità del lavoro, dispendio fisico, costi di produzione particolarmente elevati, scarse risorse economiche individuali per allestire o ristrutturare una bottega, assenza di spirito di iniziativa, concorrenza di mercato, particolari del manufatto ( cancello o ringhiera ) già prodotti in serie a livello industriale. L’ intervento parziale dell’industria definisce da una parte la riduzione del lavoro per l’esecuzione dell’opera e dall’ altra un minor costo per l’ acquirente; proviene dalla costante divisione del lavoro negli stabilimenti e dalla specializzazione aziendale dovuta al mercato; è una trasformazione del lavoro artigiano iniziata con la prima rivoluzione industriale, proseguita fino a nostri giorni con i componenti da assemblare. Le ragioni socio-economiche di questo declino sono da discutere in sedi appropriate.

Catalogazione

La catalogazione dei manufatti consente il recupero della memoria artistica dei fabbri e dei loro sistemi di lavorazione e la salvaguardia di quello che rimane. I Musei A. Benetton, C. Rizzarda, Comprensorio ex Ilva di Follonica, la Biennale di arte fabbrile a Stia, l’Associazione dell’ Anello Europeo delle città del ferro ed altre iniziative simili fanno vivere ancora la tradizione fabbrile, con le opere e gli eventuali attrezzi da lavoro custoditi; evitano la diffusione del collezionismo che era particolarmente attivo nella metà del Novecento; facilitano la conoscenza di quest’arte agli utenti interessati. La Biennale d’Arte definisce la dimostrazione di un’attività lavorativa ancora viva nel territorio nazionale ed internazionale, e coinvolgono organizzatori, l’ amministrazione cittadina e la stessa città, fabbri, studiosi, cultori in genere e semplici visitatori. Una maggiore attenzione è dovuta a tutte quelle opere presenti nei centri storici italiani, per: il lato conservativo ( controllo rigoroso da parte degli uffici preposti, degli edifici dei centri storici durante le fasi di ristrutturazione, per evitare distruzioni e dispersione di opere ); il turismo ( dare rilievo nelle guide turistiche a questi manufatti, per apprezzare il valore storico, artistico e culturale dell’ edificio integralmente ). L’ impulso al controllo rigido deve iniziare dalle Soprintendenze ai beni storici e culturali e poi concludersi nelle amministrazioni. Questo patrimonio necessita di giusti interventi per non assistere alla sua scomparsa con il trascorrere degli anni. I responsabili della promozione turistica locale, provinciale e regionale possono migliorare le informazioni con una maggiore attenzione ai beni pubblici esistenti nei centri abitati, che non riguardano solo i palazzi, ville,o le sedi di culto, ma anche quelle realtà decorative che arricchiscono gli edifici. I centri storici cittadini somigliano a musei aperti al pubblico, considerata la notevole quantità di manifatture presenti ad ogni angolo e ad ogni facciata dei palazzi. Un depliant sintetico delle opere ha la sua importanza per i visitatori; dà il primo approccio visivo-culturale verso questa conoscenza artistica che rischia di rimanere nascosta a molti dei residenti e a molti dei turisti, di essere osservata e ammirata solo di sfuggita.

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